Questo articolo è parte del whitepaper “Modern Work: partire dai bisogni delle persone, non dagli strumenti“.
Igor Macori
Abbiamo esplorato principi e metodi. In questo capitolo finale riepiloghiamo alcune best practice essenziali per un digital workplace vincente, discutiamo le sfide comuni che si incontrano nell’adozione di un approccio human-centered e diamo uno sguardo alle tendenze future del Modern Work.

Best practice essenziali per un digital workplace di successo
| 🔝 Sponsorship e visione dall’alto Assicurati supporto e ingaggio dal top management. I progetti centrati sulle persone hanno bisogno del patrocinio convinto dei leader. Nomina un executive sponsor (es. direttore HR o CIO) che creda nel valore dell’esperienza dipendente e promuova il progetto. Coinvolgi i dirigenti chiave fin da subito con workshop, mostrando i dati della ricerca utente per convincerli. Con il top management allineato sulla visione (passo 7 su 11 di NN/g), avrai più facilità nel reperire budget, abbattere silos organizzativi e spingere l’adozione (“se il CEO per primo usa e cita la nuova intranet, i dipendenti seguiranno”). | 🤝 Team multidisciplinare Metti insieme competenze diversificate. Evita che sia solo l’IT a progettare (o solo HR/Comunicazione): crea un team misto. Coinvolgi esperti di UX design, IT specialist, rappresentanti di reparti di business, comunicazione interna. Ognuno porterà una prospettiva: l’UX designer garantirà usabilità, l’IT la fattibilità tecnica, HR/Comunicazione curerà i contenuti e il tono adatto alla cultura. Inoltre, includi alcuni “power users” o rappresentanti degli utenti finali nel team esteso: farli partecipare a riunioni di progetto periodicamente aiuta a restare ancorati alla realtà quotidiana delle persone. Molti progetti intranet di successo vedono la partecipazione di external consultant UX per portare best practice, ma è cruciale che all’interno ci sia chi conosce bene la cultura aziendale e i colleghi. Un team eterogeneo magari discute di più, ma produce soluzioni migliori. |
| 🔍 User research continua Coinvolgi i dipendenti in modo iterativo e continuo. Non limitarti a una ricerca iniziale e poi sviluppare per mesi in isolamento. Prevedi momenti strutturati di coinvolgimento utente lungo il progetto: test di prototipi, sondaggi di verifica, beta testing. Ad esempio, dopo il lancio potresti fare un survey a 3 mesi per chiedere cosa funziona o cosa manca; oppure creare un gruppo di feedback permanente (una dozzina di utenti evoluti) a cui presentare periodicamente nuove idee. Gli utenti che si sentono ascoltati saranno i tuoi alleati più preziosi: secondo una ricerca, i dipendenti che percepiscono che la propria voce conta sono 4.6 volte più propensi a dare il massimo sul lavoro. Questo si riflette anche nell’adozione della nuova intranet: chi ha contribuito a crearla ne diventa ambasciatore attivo, favorendo un passaparola positivo. | 🎯 Obiettivi chiari e misurabili Definisci sin dall’inizio obiettivi espliciti per il progetto, allineati al business. Come accennato, avere catalysts e KPI è vitale. Ad esempio: “aumentare del 30% l’engagement sulle news aziendali rispetto all’anno scorso”, oppure “ridurre del 20% il tempo medio di onboarding misurato in giorni”. Obiettivi chiari danno direzione al team e criteri di successo tangibili. Inoltre, aiutano a prioritizzare: se un requisito non contribuisce a un obiettivo dichiarato, forse può essere tagliato o posticipato. Attenzione: gli obiettivi dovrebbero includere sia metriche di business (produttività, risparmio tempo, ecc.) sia metriche di esperienza utente (soddisfazione, facilità d’uso percepita). Adotta il framework SMART (Specifici, Misurabili, Achievables, Rilevanti, Time-bound) per rendere solidi questi goal. Un chiaro esempio: “Aumentare il tasso di utilizzo quotidiano della intranet al 50% entro 6 mesi dal lancio” – dal 13% attuale al 50%. Anche se può sembrare ambizioso, è un target che sprona a mettere davvero gli utenti al centro per ottenere quell’adozione. |
| 📊 Misura e migliora continuamente Tratta la intranet come un prodotto in evoluzione, non un progetto one-shot. Una volta lanciata, inizia il vero lavoro: monitorare l’uso e aggiustare il tiro. Imposta KPI e raccogli dati: page views, ricerche più frequenti (e quante senza risultati utili), documenti più scaricati, tasso di risposta nei forum, ecc. Con strumenti come gli Analytics di SharePoint o soluzioni dedicate, crea dashboard accessibili al team. Programma review periodiche (es. trimestrali) di questi dati per identificare trend. Se ad esempio vedi che una sezione critica ha poche visite, indaga: è poco visibile? Non utile? Se noti che il 30% delle ricerche è il nome di un certo modulo, forse devi renderlo più facile da trovare senza cercare. Adotta una mentalità di miglioramento continuo: piccoli aggiustamenti costanti manterranno la piattaforma rilevante. Ad esempio, il 57% dei dipendenti non vede valore nella intranet spesso perché questa, dopo il lancio, non è più evoluta. Evita ciò prevedendo sprint di miglioramento periodici. | |
Altre best practice degne di nota:
- Mappa l’ecosistema e integra invece di rimpiazzare. Prima di introdurre un nuovo strumento, verifica quelli esistenti. Magari l’azienda ha già un repository documentale amato dagli utenti: invece di buttarlo, pensa a integrarlo o collegarlo nella nuova intranet (passo 5 dei 111). La strategia giusta spesso è “aggiungere tasselli” senza sconvolgere tutto: ad esempio, se i dipendenti usano WhatsApp per certi avvisi veloci, forse la intranet può includere notifiche push su Teams che replicano quell’uso, dando un’alternativa corporate più sicura.
- Regole di ingaggio e formazione. Quando lanci nuovi tool, accompagna il lancio con training e linee guida. Ad esempio un “Digital Workplace Playbook” interno: un documento/pagina che spiega dove trovare cosa, chi fa cosa (es: “per problemi IT apri un ticket via intranet, ecco come”; “per condividere file usa OneDrive/SharePoint, non allegati e-mail, ecco la guida”). Offri sessioni demo, webinar e risorse di supporto (video tutorial brevi sono molto apprezzati). Questo sostiene i bisogni delle persone (nessuno ama cambiare le proprie abitudini senza aiuto) e realizza obiettivi aziendali (adozione più rapida, meno errori).
- Quick wins e iterazione incrementale. Non aspettare 2 anni per rilasciare tutto insieme. Identifica piccoli successi realizzabili in pochi mesi e rilasciali mano a mano (pianificare i rilasci per waves). Ad esempio, poter prenotare la sala riunioni via intranet è una feature semplice che può essere messa online anche prima che tutta la intranet sia rifatta: gli utenti già ne traggono beneficio e iniziano a percepire miglioramenti. Ogni release parziale dovrebbe risolvere qualche problema concreto, così pian piano costruisci fiducia. Inoltre, lanci graduali ti permettono di raccogliere feedback e aggiustare il piano per le fasi successive.
- Personalizza e coinvolgi emotivamente. Un trucco spesso sottovalutato è dare un’identità attraente alla intranet: un nome carino, un logo interno, magari tramite un contest dove i dipendenti propongono nomi e votano (questo genera già engagement prima del lancio). Una intranet con un nome (es. “InTouch”, “OnePlace”, “La Piazza”) viene percepita più come luogo e meno come “un software imposto”. Alcune aziende organizzano eventi per il go-live, con gadget, quiz, premi per chi esplora di più il nuovo portale (es. una caccia al tesoro). Queste iniziative di comunicazione interna soft aumentano la curiosità e l’adozione iniziale. Naturalmente poi servono i contenuti utili per mantenerla, ma partire con il piede giusto aiuta parecchio (ricordiamo: è difficile recuperare un progetto partito male, mentre un avvio positivo crea un circolo virtuoso).
Sfide comuni e come affrontarle
Implementare un approccio human-centered non è privo di ostacoli. Ecco alcune sfide frequenti e qualche suggerimento per superarle:
- Resistenza al cambiamento organizzativa. A volte i manager tradizionali potrebbero non capire perché spendere tempo in interviste ai dipendenti o in test utente (“non possiamo semplicemente decidere noi cosa serve?”). Per vincere questa resistenza, armati di dati. Porta casi di studio (come quelli citati qui) che mostrano i benefici tangibili di un redesign user-centered (adozione X%, etc.). Se possibile, fai un progetto pilota in piccolo: ad esempio, un mini-portale per un dipartimento progettato con HCD, e mostra i risultati. Spesso il successo locale abbatte lo scetticismo globale. Inoltre, coinvolgi gli scettici facendoli assistere a una sessione di usability test: vedere un utente in difficoltà con una cosa progettata senza di lui può generare quell’“aha moment” che trasforma i detrattori in alleati.
- Vincoli di budget/tempo. Fare UX research e iterazione richiede risorse aggiuntive rispetto a buttare giù requisiti e sviluppare subito. In contesti con budget stretti, ricorda che non fare ricerca può costare di più a lungo termine: un design sbagliato comporterà rifacimenti, scarsa adozione (dunque ROI mancato), e magari costi occulti (es. più tempo perso dai dipendenti). Ci sono comunque modi per ottimizzare: utilizzare strumenti di sondaggio interni economici, sfruttare dati esistenti (es. log analytics attuali per capire già alcuni problemi), o piggyback su eventi esistenti (es. fare interviste durante un training day in cui i dipendenti sono già riuniti). Anche i test possono essere snelli: 5-6 utenti per volta bastano spesso a trovare i problemi principali (Legge di Nielsen).
- Contenuti obsoleti o di scarsa qualità. Un proverbio informatico dice “garbage in, garbage out”: puoi fare il portale più bello, ma se i contenuti (documenti, news) sono vecchi o inutili, gli utenti non lo useranno. Molti progetti intranet si arenano sulla montagna di contenuti da revisionare. Qui servono alleanze: ingaggia i content owner dei vari reparti, responsabilizzandoli sul ripulire e aggiornare il loro materiale. Fornisci linee guida e magari supporto (es. uno specialista di content strategy che li aiuti a riorganizzare). Può essere utile applicare la regola di expiration: tutti i contenuti devono avere una data di revisione/expiry, passato il quale vanno confermati o archiviati2. Usa anche la leva della statistica: fai vedere a chi produce contenuti i dati di utilizzo (es. “guarda che la tua pagina FAQ ha solo 10 visite/mese” – ciò spinge a migliorarla o fonderla con altro). Una intranet di successo richiede un ciclo costante publishing > feedback > refine. La sfida contenuti è continua, perciò istituzionalizza un processo: ad esempio un comitato intranet che si riunisce ogni 2 mesi con rappresentanti di tutte le funzioni per fare il punto sui contenuti e sulle richieste di nuovi.
- Troppa tecnologia, poca adozione. Può capitare di avere già molti strumenti adottati (o calati dall’alto) ma silos separati, con i dipendenti confusi su dove fare cosa. Superare questo richiede spesso di razionalizzare: fai un assessment di tutti gli strumenti digitali e valuta cosa può essere dismesso o accorpato. Comunica in trasparenza il perché di certe scelte (“Chiude la piattaforma X perché le stesse funzioni ora le trovate integrate in Y, che è più pratica per voi, ecco come…”). Durante la transizione, offrire supporto e ascoltare i malumori è cruciale: alcuni user affezionati a un vecchio tool potrebbero non gradire – prova a coinvolgerli, spiegare i vantaggi, magari trovare compromessi (un periodo di coesistenza, ecc.). L’obiettivo è ridurre la complessità percepita: meglio meno strumenti ma ben compresi.
- Bilanciare standardizzazione vs. esigenze locali. In organizzazioni grandi o globali c’è spesso tensione tra avere una intranet unica per tutti e consentire adattamenti locali (per paese, divisione, lingua), includendo sia il personale impiegatizio (whitecollars) che i frontline workers. La sfida è di governance: definisci quali aree sono core comune e quali possono essere custom. Ad esempio, la home intranet è uguale per tutti (news corporate, messaggi CEO), ma ogni country ha una sezione locale con news e procedure specifiche; a livello di design, il template grafico è standard (così il brand è unico) ma si possono scegliere widget diversi in base alle regioni. Dota i contributori locali di strumenti multilingua (M365 supporta interfacce in molte lingue) e di linee guida su come equilibrare contenuto globale e locale. Una buona intranet dà un senso di appartenenza all’organizzazione intera, ma anche rilevanza al contesto del singolo dipendente – trovare il mix giusto è un lavoro di fino, richiede ascolto costante dei feedback da ogni sede e aggiustamenti (ad esempio, se in una country la intranet è poco seguita, può essere che i contenuti globali prevalgano troppo e le persone non si sentano rappresentate: in tal caso aumenta la dose di locale).
Guardando al futuro: trend del Modern Work
Il panorama del lavoro digitale è in continua evoluzione. Quali sono alcune tendenze emergenti da tenere d’occhio che potrebbero influenzare progetti di intranet e digital workplace nei prossimi anni?
- Employee Experience Platforms (EXP o DEX) e iper-personalizzazione. Il concetto di employee experience è ormai centrale. Si vede l’evoluzione delle intranet verso veri hub dei dipendenti che integrano comunicazione, strumenti HR, wellbeing, formazione, tutto in un unico punto. Microsoft Viva ne è un esempio concreto (porta in Teams moduli per obiettivi, feedback, learning, wellness). Secondo analisti, c’è l’80% di probabilità che l’iper-personalizzazione guidata dall’AI diventi standard entro il 20253: significa che ogni utente vedrà un’esperienza altamente tarata su di sé (news pertinenti, suggerimenti di colleghi da contattare, promemoria automatici di azioni da fare). Già oggi SharePoint e Viva Suggestions sfruttano AI per evidenziare documenti rilevanti o conoscenze correlate. Il trend è: meno uguale per tutti, più su misura per ciascuno, per combattere la info overload e mantenere engagement.
- AI diffusa e automazione intelligente. Oltre a Copilot, vedremo AI in molte forme: chatbot interni sempre più capaci di rispondere a domande HR o IT, automazioni con linguaggio naturale (ad es. “Copilot, crea un nuovo sito di progetto per il team X con queste 3 persone” – e lui lo fa seguendo policy standard). La Power Platform di Microsoft sta integrando AI Builder per permettere di creare flussi di lavoro intelligenti anche senza saper programmare. Si stima con 90% di probabilità che flussi di lavoro basati su AI diventino prassi normale entro pochi anni. Questo significa opportunità per liberare le persone da task ripetitivi (richieste, approvazioni, data entry) e farle concentrare su lavoro a maggior valore aggiunto. Per le intranet, integrarsi con queste automazioni sarà fondamentale: la intranet potrebbe essere l’interfaccia umana per monitorare e intervenire su flussi automatici (es. un manager dal suo cruscotto in intranet vede tutte le pratiche approvate automaticamente e interviene solo sulle eccezioni).
- Integrazione totale con strumenti di collaborazione (Teams, ecc.). Già oggi molte aziende puntano a fare di Teams il Digital Workplace hub. In futuro questa convergenza probabilmente aumenterà: le intranet tradizionali potrebbero riassorbirsi in piattaforme conversazionali. Ad esempio, Teams con l’ausilio di Tabs, Apps e Viva Connections potrebbe diventare “la nuova intranet” de facto, dove sulle schede hai news, risorse, ecc., e nella conversazione puoi chiedere a un bot (Copilot) di recuperare info dal portale. Alcuni analisti prevedono che entro il 2025 un buon numero di grandi imprese (70%) avrà fuso la intranet classica con ambienti tipo Teams per creare un employee hub unificato. Quindi progettare sapendo che i contenuti possono vivere fuori dal browser web (es. dentro Teams mobile) è importante: focus su micro-esperienze componibili.
- Hybrid work e digital HQ. Il lavoro ibrido è destinato a rimanere e anzi a diventare la norma in molti settori (85% di probabilità secondo trend di settore). Questo implica che il digital workplace è davvero l’ufficio principale, o almeno equi-importante quanto quello fisico. Le intranet e piattaforme dovranno supplire quel che in ufficio avveniva informalmente: la socialità (quindi spazi di comunità, chat casual, magari integrazioni con piattaforme tipo Yammer per il caffè virtuale), la condivisione culturale (raccontare storie aziendali, celebrare traguardi, riconoscimenti visibili a tutti), il mentoring spontaneo (magari con soluzioni di virtual watercooler: stanze virtuali dove incontrare colleghi random). Inoltre, chi lavora da remoto deve avere accesso paritario a ogni informazione e opportunità: questo spingerà a digitalizzare sempre più processi (anche cose come bacheche aziendali o moduli che una volta erano solo in ufficio). I progetti intranet futuri dovranno assumere che l’utente non è in sede e quindi fornire alternative digitali per tutto, in un presente sempre più ibrido e smart.
- Sicurezza e Zero Trust integrati nell’esperienza. Con l’aumento del remote e cloud, la sicurezza informatica rimane priorità. Il modello Zero Trust (verificare sempre identità e device) diverrà standard (90% di aziende lo adotteranno, secondo previsioni). Questo significa che gli strumenti dovranno conciliare sicurezza forte e usabilità: login magari con passkey e non password per essere più semplice e sicuro, notifiche all’utente sui propri dati (es. “hai condiviso questo file esternamente, confermi sia voluto?”) per creare consapevolezza. I progettisti dovranno collaborare con la cybersecurity per implementare controlli che non rovinino l’esperienza utente. Ad esempio, un utente che si logga da un nuovo dispositivo potrebbe dover fare un passaggio in più di verifica: spiegarlo bene (“Ci assicuriamo che sia proprio tu, per proteggere i dati aziendali”) aiuta ad avere la collaborazione dell’utente invece del fastidio.
- Benessere digitale e sostenibilità. Infine, cresce l’attenzione al digital well-being: evitare che l’overflow di notifiche e strumenti causi stress. Microsoft Teams ha iniziato a introdurre modalità focus, virtual commute e altre funzionalità per aiutare i dipendenti a staccare e gestire il carico. Le intranet del futuro potrebbero incorporare nudging positivi (es. ricordare di fare pausa, segnalare se stai lavorando troppo fuori orario) e risorse di supporto (contenuti su mindfulness, contatti di supporto). Un digital workplace human-centered deve prendersi cura anche della salute digitale degli utenti, non solo della produttività bruta. Questo rientra nel cerchio di mettere le persone al centro: un’azienda che promuove un uso sano della tecnologia avrà persone più soddisfatte e creative.
Riassumendo le tendenze, possiamo dire che la direzione è verso un workplace digitale più intelligente, personalizzato, integrato e umano. L’AI sarà pervasive ma dovrà essere guidata dai nostri valori e bisogni; la tecnologia connetterà ancora di più, ma si dovrà fare attenzione a non sovraccaricare; l’esperienza del dipendente sarà considerata strategica quanto quella del cliente, e quindi riceverà investimenti.
Conclusione
“La tecnologia da sola non basta. Anche se nella stanza dei bottoni avessimo la macchina più potente, è l’uso che ne facciamo a determinarne il valore”. Nella progettazione di soluzioni di Modern Work questo significa partire dalle persone che le useranno, capire il loro contesto, poi armonizzare ciò con gli obiettivi dell’organizzazione e infine mettere in campo la tecnologia giusta come abilitatore.
Abbiamo visto come un approccio human-centered non sia buonismo, ma pragmatismo: produce intranet e digital workplace che vengono davvero utilizzati, perché utili e usabili. Il risultato? Dipendenti più soddisfatti, informati e produttivi, e aziende più agili, informate e coese. In un’epoca in cui il lavoro è sempre più decentralizzato, l’esperienza digitale condivisa diventa il collante dell’organizzazione. Investire per renderla eccellente non è un costo, ma una strategia di crescita.
In pratica, per chi si appresta a lanciare un progetto di intranet o digital workplace, il consiglio è: mettiti nei panni dei tuoi utenti. Chiediti fin dal giorno uno: quali problemi sto risolvendo per loro? Continua a chiedertelo in ogni scelta di design, in ogni implementazione tecnologica. Saranno loro alla fine a decretare il successo o meno della tua iniziativa. E se li avrai coinvolti e ascoltati, probabilmente saranno entusiasti di abbracciarla. Un dipendente che trova nel digital workplace un alleato quotidiano è un dipendente più felice, e come sappiamo, dipendenti felici fanno aziende vincenti.
In definitiva, nel Modern Work “people-centric” e “business-centric” non sono opposti, ma due facce della stessa medaglia. Le persone sono l’asset principale di ogni organizzazione: immaginare soluzioni che mettano i loro bisogni al primo posto è il modo migliore per scatenare tutto il potenziale della tecnologia e raggiungere gli obiettivi di business nell’era digitale. Buon design human-centered a tutti! 4
1 Fonte: https://digitalcommunications.wp.st-andrews.ac.uk/2020/12/04/how-to-set-up-an-intranet-project-in-11-steps/
2 Fonte: https://gocleary.com/blog/intranet-best-practices/
3 Fonte: https://www.2tolead.com/insights/top-10-trends-digital-workplaces-2025
4 Fonte: https://digitalcommunications.wp.st-andrews.ac.uk/2020/12/04/how-to-set-up-an-intranet-project-in-11-steps/